Museu de Arte de São Paulo: un approfondimento sul grande museo d'arte del Brasile
Lungo l'Avenida Paulista, l'ampia arteria che attraversa il cuore commerciale di San Paolo, un'imponente struttura di cemento rosso sembra librarsi sopra una piazza aperta. Si tratta del Museu de Arte de São Paulo, che quasi tutti chiamano semplicemente MASP, allo stesso tempo una delle opere più audaci dell'architettura moderna nelle Americhe e la sede di una delle collezioni d'arte più importanti dell'emisfero australe. Pochi musei al mondo si presentano in modo così immediato sia come edificio sia come idea, e ancora meno sono quelli che sono riusciti a mantenere quell'idea viva, discussa e rinnovata per oltre mezzo secolo.
Un museo nato da un'ambizione e da un impero editoriale
Il MASP fu fondato nel 1947, progetto del magnate della stampa Assis Chateaubriand, che controllava uno dei più grandi conglomerati mediatici del Brasile, insieme al critico e mercante d'arte di origine italiana Pietro Maria Bardi. Chateaubriand mise a disposizione l'ambizione, i finanziamenti e le relazioni; Bardi l'occhio esperto e la competenza. Insieme si proposero di costruire, dal nulla, un museo di livello internazionale in una città che a quel tempo non possedeva alcuna istituzione paragonabile. Il momento non era casuale: negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, molte collezioni ed eredità europee si trovavano in una fase di sconvolgimento, e Bardi riuscì ad acquisire opere di grande rilievo, talvolta a prezzi oggi impensabili, per poi farle attraversare l'Atlantico verso un museo che stava ancora cercando una collocazione stabile nel centro di San Paolo, prima di trovare la propria sede definitiva.
L'edificio simbolo di Lina Bo Bardi
L'edificio che i visitatori incontrano oggi, completato nel 1968, fu progettato dall'architetta Lina Bo Bardi, nata in Italia, trasferitasi in Brasile e sposata con Pietro Maria Bardi. Il suo progetto risolse un problema complesso con un gesto di enorme sicurezza: invece di occupare l'intero terreno con la costruzione, sollevò le gallerie del museo in un volume dalle pareti vetrate, sorretto da due enormi travi di cemento rosso, lasciando il piano terra quasi interamente libero. Questo grande vuoto, chiamato in portoghese vão livre, è tanto un'invenzione urbanistica quanto architettonica. Ha creato una piazza pubblica coperta in una delle zone più dense della città, uno spazio che non appartiene a nessuna istituzione in particolare e che San Paolo ha fatto proprio per i suoi usi quotidiani, da un mercatino domenicale dell'antiquariato attivo da decenni fino a raduni pubblici e manifestazioni. L'edificio guarda, dall'altro lato del viale, verso il Parco del Trianon, e la vista delle sue travi rosso vivo che incorniciano la strada sottostante è diventata una delle immagini più riconoscibili dell'architettura modernista brasiliana.
Una collezione enciclopedica nell'emisfero australe
Il MASP viene spesso descritto, a ragione, come il museo che custodisce la più importante collezione d'arte occidentale di tutto l'emisfero australe. Gli acquisti compiuti da Bardi nel dopoguerra costituirono una raccolta che include dipinti di Bosch, Tiziano, Raffaello, Botticelli, Rembrandt, Van Gogh, Manet, Degas e Renoir, accanto a un consistente nucleo di arte brasiliana che va dal periodo coloniale al Novecento. È il tipo di collezione a carattere generale che invita al confronto con i grandi musei enciclopedici europei, e i visitatori che hanno percorso The Prado: A Deep Dive o ammirato l'ampiezza di The British Museum: A Deep Dive riconosceranno qui un'ambizione simile, trasferita su un continente molto diverso ed espressa in una forma architettonica altrettanto diversa. Ciò che distingue il MASP da queste istituzioni più antiche non è tanto l'età dei suoi fondi quanto la rapidità e l'improbabilità con cui furono messi insieme, oltre al modo in cui la collezione è stata in seguito ripensata.
I cavalletti di vetro: un modo radicale di vedere l'arte
Forse nulla distingue il MASP dagli altri musei quanto il suo originale sistema espositivo, ideato dallo stesso Bardi: dipinti montati su lastre di vetro autoportanti fissate in blocchi di cemento, disposti in file all'interno di un'unica grande sala aperta invece che appesi a pareti divise per epoca o scuola. I visitatori potevano camminare tra le opere e vederne sia il fronte sia il retro, con le didascalie tenute lontano dai dipinti affinché nulla, se non l'opera stessa, distraesse lo sguardo. Questo allestimento, spesso chiamato cavalletti di vetro o cavaletes de cristal, rifiutava deliberatamente le consuete gerarchie cronologiche e geografiche dell'esposizione museale, ponendo un ritratto brasiliano accanto a un antico maestro europeo senza che l'uno fosse subordinato all'altro. I cavalletti furono rimossi durante una ristrutturazione negli anni novanta a favore di gallerie più convenzionali, suddivise da pareti, ma l'idea non scomparve. Negli anni successivi il museo li ripristinò come consapevole gesto curatoriale, e oggi sono considerati uno degli allestimenti espositivi più influenti e discussi nella storia museale del Novecento, una risposta autenticamente brasiliana alla domanda su come l'arte debba essere mostrata.
Le mostre e il MASP oggi
Sotto la direzione artistica di Adriano Pedrosa, che nel 2024 è diventato il primo curatore latinoamericano a dirigere la mostra principale della Biennale di Venezia, il MASP ha costruito la propria reputazione recente su una serie di grandi mostre tematiche riunite sotto il titolo Histórias, ovvero Storie. Mostre dedicate alla storia della sessualità, alle artiste donne, all'arte afro-atlantica e all'arte indigena hanno messo in relazione la collezione permanente con nuovi prestiti, per porre domande precise su quali storie i musei abbiano tradizionalmente raccontato e quali abbiano invece tralasciato. Questo approccio ha reso il MASP un punto di riferimento ben oltre i confini del Brasile per il modo in cui una collezione enciclopedica può essere riesaminata senza per questo essere abbandonata. Il museo resta un punto fermo della vita culturale dell'Avenida Paulista, circondato da gallerie, cinema e spazi pubblici che rendono il viale uno dei principali luoghi di ritrovo della città, e il suo grande vuoto continua a svolgere il tranquillo lavoro civico immaginato da Lina Bo Bardi, offrendo alla città una piazza coperta il cui accesso non costa nulla, anche quando le sale espositive sopra richiedono un biglietto.
Sulla mappa
Per chi segue i musei del Brasile su una mappa, dai grandi edifici costruiti appositamente fino a luoghi più modesti e riadattati come la Casa de Cultura Mario Quintana, il MASP si distingue come l'indirizzo culturale più noto del paese, ed è utile individuarlo direttamente su Museu de Arte de São Paulo per vedere esattamente dove si trova lungo l'Avenida Paulista.