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Capire le collezioni museali

Ogni oggetto in un museo ha una storia prima di arrivarci una catena di proprietà, una sequenza di transazioni, talvolta un'acquisizione contestata. Ha anche una vita all'interno dell'istituzione: una scheda di catalogo, una collocazione in deposito, una documentazione di stato di conservazione, un fascicolo di restauro. Per la maggior parte degli oggetti questa seconda vita resta invisibile al visitatore. Capire come funzionano realmente le collezioni cambia ciò che si guarda.

Ricerca di provenienza e Getty Provenance Index

La provenienza è la storia documentata di un oggetto dalla sua creazione a oggi. Per le opere anteriori alla metà del Novecento è insieme disciplina storico-artistica e responsabilità giuridica: vari Stati richiedono provenienza chiara per le acquisizioni successive a certe date, e gli oggetti passati di mano sotto coercizione nell'Europa occupata, nei contesti coloniali possono essere oggetto di richieste di restituzione.

Il Getty Provenance Index, gestito dal Getty Research Institute di Los Angeles, è la più ampia banca dati pubblica di documentazione sulla proprietà nell'arte occidentale: oltre quattro milioni di schede tratte da cataloghi d'asta, archivi di mercanti, inventari di collezione e documenti doganali dal XVI secolo a oggi. I ricercatori vi ricostruiscono percorsi, individuano lacune e identificano opere comparabili passate per gli stessi circuiti.

Le lacune fra il 1933 e il 1945 sono valutate alla luce dei Princìpi di Washington del 1998, firmati da 44 Stati. Germania, Austria e Paesi Bassi finanziano programmi dedicati. La Commission for Looted Art in Europe, a Londra, gestisce il Central Registry of Information on Looted Cultural Property come banca dati pubblica interrogabile.

Numero d'inventario e scheda

Ogni oggetto di collezione riceve un numero d'inventario univoco che codifica la sua entrata in raccolta: 1772,0314.1 al British Museum identifica un'acquisizione del 1772, 17.190.1 al Met una del 1917. Questi numeri sono la spina dorsale di tutta la catalogazione successiva.

Le schede moderne sono diventate molto più articolate, sotto l'effetto della digitalizzazione e delle esigenze giuridiche ed etiche. Una scheda completa per un dipinto importante registra numero, varianti di titolo, datazioni, supporto e tecnica, dimensioni, provenienza completa, esposizioni, bibliografia, documentazione conservativa, diritti di riproduzione e documenti digitali collegati. Quanto un tempo stava in fascicoli cartacei, oggi è la base dei cataloghi online.

Database pubblici: Rijksstudio, Smithsonian Open Access, Met OASC

Diverse grandi istituzioni hanno scelto strategie di apertura forte. Il Rijksstudio del Rijksmuseum, lanciato nel 2013, mette gratuitamente a disposizione oltre 700.000 opere in alta risoluzione, con autorizzazione esplicita a qualunque uso, anche commerciale. Il museo ha rilevato che la liberazione delle immagini ha aumentato, non ridotto, la visibilità del marchio.

Il programma Open Access dello Smithsonian, partito nel 2020, ha liberato 2,8 milioni di immagini con licenza CC0 nessuna attribuzione richiesta, nessuna restrizione d'uso. Sono coinvolti National Portrait Gallery, Smithsonian American Art Museum, Freer Gallery e altri. Il Met porta avanti con OASC un programma analogo per le opere in pubblico dominio.

Il sistema dei prestiti

Il sistema internazionale dei prestiti permette alle opere di circolare per mostre temporanee. Una grande mostra può riunire prestiti da trenta o quaranta istituzioni in dieci o quindici paesi; ogni prestito è regolato da un contratto su trasporto, condizioni di presentazione, assicurazione, didascalie e reciprocità.

Le condizioni di trasporto sono molto precise: opere avvolte in carta velina, in casse su misura con assorbitori di urti, trasportate in temperatura e umidità controllate, su veicoli o aerei specializzati, accompagnate da un courier dell'istituzione prestante. L'assicurazione di un solo dipinto importante può superare il budget annuale di acquisizione di un museo regionale. I pezzi più fragili Vermeer al Mauritshuis, Leonardo su pioppo sono giudicati intrasportabili.

Deaccessioning: le controversie

Il deaccessioning l'uscita di un oggetto dalla collezione permanente per vendita, trasferimento o distruzione è una delle decisioni più delicate per un'istituzione. Nei principali codici professionali, il ricavato può servire soltanto a nuove acquisizioni, mai al funzionamento ordinario. Questa norma è stata violata pubblicamente da alcuni musei americani: il Berkshire Museum nel 2017-18 vendita di opere di Rockwell per coprire il funzionamento , il Brooklyn Museum nel 2020. L'Association of Art Museum Directors li ha censurati.

Nel 2020-21, l'American Alliance of Museums ha temporaneamente allentato le regole davanti alla pandemia. La misura è rimasta controversa perché erode la fiducia pubblica su cui poggia la cultura della donazione.

Depositi a vista e V&A Storehouse

La maggior parte dei musei espone in ogni momento fra il due e il cinque per cento del proprio patrimonio. Il resto è in deposito climatizzato, catalogato, accessibile ai ricercatori ma invisibile. Il movimento dei depositi a vista, attivo dagli anni Novanta, sostiene che l'accessibilità fisica aumenti responsabilità pubblica e arricchisca l'esperienza di visita.

Il V&A Storehouse a Olympia (est di Londra), aperto nel 2024, mette a disposizione circa 250.000 oggetti mobili, sculture, ceramiche, tessili su scaffalature metalliche dense, in condizioni che consentono l'osservazione diretta. Il Tate Storage di Wakefield, attivo dal 2011, lavora secondo lo stesso principio. Il modello classico piccola vetrina, vasta riserva invisibile è sempre più difficile da difendere quando l'argomento per il finanziamento pubblico poggia sul beneficio pubblico.

Usate la mappa per individuare istituzioni il cui catalogo online consente una vera preparazione prima della visita Rijksstudio e Met Collection invitano a scegliere le opere in anticipo.