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L'etica della restituzione: a chi appartiene il patrimonio culturale del mondo?

La restituzione il ritorno di beni culturali al luogo o alla comunità da cui sono stati prelevati è il tema più controverso nel mondo museale internazionale. Sta al crocevia fra diritto, etica, storia coloniale e storia dell'arte, e resiste alle soluzioni semplici. Gli stessi argomenti tornano nel dossier dei marmi del Partenone, nella vicenda dei bronzi del Benin, nelle rivendicazioni delle comunità indigene del Nord America e dell'Australia e nel conto ancora non saldato delle opere depredate dal regime nazista.

I marmi del Partenone (Elgin Marbles)

I marmi del Partenone quasi la metà della decorazione scolpita superstite del Partenone, tra cui circa 75 metri di fregio, quindici metope e diciassette figure frontonali entrarono al British Museum tra il 1802 e il 1812, dopo essere stati rimossi ad Atene da Thomas Bruce, settimo conte di Elgin, in epoca di dominazione ottomana. Elgin affermava di avere il consenso delle autorità ottomane; gli storici greci contestano da decenni che un simile documento sia mai esistito.

La Grecia chiede il ritorno dei marmi dalla fine degli anni Settanta, dapprima per voce dell'attrice e ministra della Cultura Melina Mercouri all'UNESCO. Il Museo dell'Acropoli, aperto ad Atene nel 2009 proprio per ospitarli, ha lasciato nelle proprie sale vuoti calibrati sulla forma esatta dei pezzi conservati a Londra. Il British Museum si appella al British Museum Act del 1963, che vieta l'alienazione definitiva di oggetti della collezione. Il dibattito su una modifica legislativa prosegue senza approdi.

I bronzi del Benin

I bronzi del Benin termine collettivo per oltre 3.000 placche in bronzo e ottone, sculture e oggetti di corte prodotti dal Regno del Benin, nell'attuale Nigeria, e in larga parte sottratti durante la spedizione punitiva britannica del 1897 costituiscono oggi il più ampio e complesso processo di restituzione in corso nel mondo museale. Gli oggetti della spedizione sono conservati in oltre 160 istituzioni nel mondo; i nuclei più consistenti si trovano al British Museum (più di 700 pezzi), all'Ethnologisches Museum di Berlino (580), al Weltmuseum di Vienna, allo Smithsonian e in decine di musei regionali britannici e tedeschi.

La Germania ha agito più rapidamente e più radicalmente di tutti. Nel 2022 lo Stato federale e i sedici Länder hanno concordato il trasferimento di proprietà di tutti i bronzi conservati in Germania alla Nigeria; lo stesso anno sono partite le prime consegne 22 oggetti dal Humboldt Forum di Berlino. Altre istituzioni hanno seguito l'esempio, ma il consiglio dei trustee del British Museum ha respinto nel 2023 il trasferimento di proprietà, accordandosi invece su prestiti di lunga durata che non equivalgono a una restituzione.

La politica di restituzione dello Smithsonian

La Smithsonian Institution gestisce uno dei programmi di restituzione più estesi al mondo, riguardante materiali dei Nativi americani, dei Nativi hawaiani e degli insulari del Pacifico. Il National Museum of Natural History dispone di un ufficio dedicato che tratta le richieste in base al Native American Graves Protection and Repatriation Act (NAGPRA) e al National Museum of the American Indian Act del 1989.

Dal 1990 le istituzioni dello Smithsonian hanno restituito più di 10.000 resti umani e 420.000 oggetti funerari associati, oggetti sacri e oggetti del patrimonio culturale a nazioni tribali e organizzazioni native hawaiane. Il processo richiede ricerca dettagliata di provenienza, richieste formali e consultazioni che possono durare anni. Nel 2023 il Dipartimento dell'Interno ha ridotto sensibilmente i tempi di conformità al NAGPRA per tutti i musei finanziati dallo Stato federale.

Australia: ritorni alle comunità indigene

Il programma federale australiano, coordinato dall'Australian Institute of Aboriginal and Torres Strait Islander Studies (AIATSIS), facilita dagli anni Ottanta il ritorno di resti ancestrali e oggetti segreti-sacri aborigeni e dello stretto di Torres detenuti da istituzioni del Regno Unito, dell'Europa e del Nord America. Nel 2022 il governo australiano ha istituito finanziamenti dedicati e firmato accordi bilaterali con il Regno Unito e altri paesi.

Il programma copre sia le collezioni istituzionali sia quelle private: le richieste partono dalle comunità australiane, le istituzioni estere devono rispondere entro tempi definiti. Il ritorno di resti umani raccolti nell'Ottocento per finalità di scienza razziale viene trattato con particolare urgenza.

NAGPRA 1990 e i suoi effetti

Il Native American Graves Protection and Repatriation Act, firmato da George H. W. Bush nel novembre 1990, ha obbligato tutti i musei finanziati dallo Stato federale e tutte le agenzie federali a inventariare i resti umani, gli oggetti funerari, gli oggetti sacri e gli oggetti del patrimonio culturale dei Nativi americani e a restituirli, su richiesta, a discendenti diretti o a tribù culturalmente affiliate. La legge ha trasformato la pratica della raccolta etnografica negli Stati Uniti più profondamente di qualsiasi norma precedente.

Trent'anni di applicazione ne hanno però mostrato i limiti: molti oggetti precedono qualsiasi documentazione affidabile, rendendo difficile stabilire l'affiliazione culturale. La riforma regolamentare del 2023 ha invertito l'onere della prova: ora sono le istituzioni a dover spiegare perché un oggetto non dovrebbe essere restituito.

Opere depredate dai nazisti: collezione Gurlitt e WJRO

Le spoliazioni sistematiche del regime nazista fra il 1933 e il 1945 producono una categoria distinta di richieste di restituzione: proprietà individuale documentata, dispossesso forzato documentato, eredi spesso identificabili le cui pretese sono però state a lungo eluse dal mercato e dalle istituzioni.

La scoperta nel 2012 di oltre 1.400 opere nell'appartamento monacense di Cornelius Gurlitt il cui padre Hildebrand fu mercante per il regime nazista ha riacceso i riflettori internazionali sulla persistenza di opere depredate in mani private. Il Kunstmuseum di Berna ha acquisito il fondo in un quadro giuridico complesso; una task force dedicata ne ha condotto le ricerche di provenienza. Entro il 2023 diverse opere erano state restituite agli eredi, altre restavano contese.

La World Jewish Restitution Organisation (WJRO) opera a livello internazionale sulla base dei Principi di Washington del 1998, sottoscritti da 44 stati. L'applicazione resta molto disomogenea: Germania e Austria mantengono programmi pubblici di ricerca di provenienza, altri firmatari latitano.

Le domande aperte dalla restituzione non hanno risposte semplici. La mappa consente di individuare molte delle istituzioni al centro di questi dibattiti, dal Museo dell'Acropoli alle gallerie ristrutturate del Humboldt Forum.