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Finanziamento dei musei e mecenatismo

Pochi temi raccontano l'identità di un museo come quello del suo finanziamento. Dietro bilanci ed elenchi di mecenati si disegna un'architettura politica ed etica che gli ultimi anni hanno sensibilmente spostato: vecchi sostegni scompaiono, nuovi appaiono, e le condizioni alle quali un istituto accetta denaro sono ormai discusse pubblicamente.

La composizione del finanziamento

I grandi musei combinano più fonti: contributi pubblici, rendite di endowment, donazioni private, biglietti, adesioni, ricavi di bookshop e ristorazione, finanziamenti di progetto. Le proporzioni variano fortemente: un museo nazionale francese vive essenzialmente del contributo statale, un museo americano dell'endowment e del mecenatismo.

Gli endowment

Negli Stati Uniti i grandi istituti poggiano su enormi capitali permanenti. Quello del Met supera i quattro miliardi di dollari; quello del Getty Trust, sette miliardi. Le rendite di questo capitale sostengono una parte essenziale del funzionamento. I musei nazionali europei dispongono invece di fondazioni modeste e dipendono di anno in anno dal bilancio del ministero di tutela.

Le capital campaign

I grandi progetti edilizi sono finanziati negli Stati Uniti — e sempre più in Europa — da campagne pluriennali strutturate che riuniscono grandi donazioni di individui, fondazioni e imprese. Il nuovo edificio del Whitney inaugurato nel 2015 è costato circa 422 milioni di dollari, raccolti quasi interamente tramite una campagna di questo tipo.

Diritti di intitolazione

I grandi donatori ottengono diritti di intitolazione — gallerie, ali, persino interi edifici. La pratica è efficace ma rischiosa: se il nome acquisisce in seguito connotazioni controverse, l'etichetta diventa un peso.

Il caso Sackler

La famiglia Sackler ha donato per decenni al Met, al Louvre, alla Tate, al V&A e a molte altre istituzioni. A partire dal 2018 inchieste hanno messo in luce il ruolo di Purdue Pharma, di proprietà familiare, nell'epidemia di oppioidi negli Stati Uniti. I musei hanno rimosso a cascata il nome Sackler dai propri spazi — un precedente inedito nella storia museale.

Sponsorizzazioni aziendali

BP ha sponsorizzato per anni il British Museum, la Tate, la National Portrait Gallery e la Royal Opera House. La pressione dei movimenti di giustizia climatica ha fatto recedere le istituzioni: la Tate ha terminato la collaborazione nel 2017, il British Museum nel 2023. Movimenti analoghi riguardano ora Eni in Italia.

Programmi di adesione

Le adesioni annuali — fra cinquanta e centocinquanta euro nella maggior parte dei casi — forniscono entrate sostanziose e non vincolate. Il programma del Met genererebbe più di 30 milioni di dollari l'anno, un ordine di grandezza che i grandi musei europei non raggiungono.

Tendenza del finanziamento pubblico

Nella maggior parte dei paesi europei i contributi pubblici ai musei nazionali sono diminuiti in valore reale. Nel Regno Unito ristagnano in valore nominale dal 2010 — una flessione marcata tenuto conto dell'inflazione. In Francia e in Italia poche rivalutazioni dopo i tagli del 2014. I musei compensano con sponsorizzazioni, biglietti più cari e mostre blockbuster.

Bilancio

Il finanziamento dei musei entra in una fase di ristrutturazione. Diversificazione delle fonti, processi codificati di valutazione dei donatori e una separazione più netta fra origine del finanziamento e scelta curatoriale stanno diventando la norma. Il visitatore attento può leggere molto della storia di una collezione semplicemente guardando i nomi incisi sulle pareti.

La mappa consente di individuare gli istituti e, alla prossima visita, di osservare quali mecenati restino ancora oggi leggibili.